Sanremo: tra storia, musica e polemiche: il festival che divide e unisce l’Italia
| di Giuseppe Amorelli
Il festival della Canzone Italiana anche quest’anno è giunto alla fine. Nasce nell’anno 1951 nella “Citta dei Fiori”, Sanremo, nel salone delle feste del Casinò, per passare poi nell’anno 1976, al teatro Ariston sempre a Sanremo. Amato, inviso, apprezzato, contestato. Da sempre varie e contrastanti sono stati e sono i giudizi su questo evento musicale italiano di cui rimane soprattutto il “palcoscenico” in cui si esibisce il costume italiano.
Questa kermesse canora nasce come esternazione di sentimenti o stati d’animo di vario genere, ha via via assunto molteplici connotati: di protesta sociale, di canto liberatorio, di divertimento, ma rappresenta soprattutto uno spaccato della vita italiana.
La potenzialità utopica della musica per Ernst Bloch: la Musica è potenzialità utopica perche racchiude qualcosa che ci fa porre la mano sul cuore, che ci attornia e ci evoca con noi stessi , è l’espressione dell’interiorità più autentica, poiché consente di elevare l’uomo dall ‘oscurità dell’attimo vissuto.
Leonard Cohen disse “Io non scrivo canzoni, scrivo poesie che corteggiano la musica. Ma ho sempre l’impressione di raschiare il fondo del barile, di essere per dirla con Yeats, lo straccivendolo del cuore:
«Ebbene ti confiderò , prima di lasciarti, che io vorrei essere scrittore di musica, vivere con gli strumenti dentro la torre di Viterbo…e li comporre musica, l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azione della realta».
Cosi Pier Paolo Pasolini in un poemetto autobiografico del 1966: “Poeta delle Ceneri.”
Pertanto ognuno esterna, giustamente, una propria opinione sul “genere di canzone” da proporre al Festival della Canzone Italiana. Per esempio quest’anno vince un brano: ”BalordaNostalgia” cantato da Olly, che non eccelle nel testo, né è profondo nel significato e né affronta un tema delicato .
In ogni epoca si sono espresse le piu disparate e contrastanti opinioni su “Sanremo” ovvero sul Festival della canzone Italiana
«Se si trattasse di una gara di ugole. Se io pensassi di essere attrezzato per fronteggiare delle ugole sicuramente migliori della mia, se fosse solo un fatto di corde vocali, la si potrebbe ancora considerare una competizione quasi sportiva, perché le corde vocali sono pur sempre dei muscoli. Nel mio caso dovrei andare ad esprimere i miei sentimenti o la tecnica con i quali io riesco ad esprimerli, e credo che questo non possa essere argomento di competizione».
Cosi Fabrizio De André sul Festival di Sanremo: «È cominciato ed è finito il Festival di Sanremo. Le città erano deserte; tutti gli italiani erano raccolti intorno ai loro televisori. Il Festival di Sanremo e le sue canzonette sono qualcosa che deturpa irrimediabilmente una società».
Cosi Pier Paolo Pasolini nell’articolo per “Il Tempo Illustrato del 1969: «No, non guardo Sanremo. Una volta le case discografiche mandavano la canzone migliore che avevano, arrivavano le migliori canzoni. Era il Festival della canzone, non era neanche importante chi la cantasse. Poi le case discografiche si sono accorte del potere rituale che Sanremo ha per l’Italia e adesso fanno il prodotto finito e lo mandano a Sanremo. Da lì la televisione si accorge che lo spettacolo di Sanremo funziona (arriva non solo in Italia ma anche fuori), e allora si appropria di Sanremo e lo fa diventare lo squallido spettacolo che è adesso».
Sanremo era la chance della vita. C’era gente che andava a Sanremo dicendo: «Se non vinco mi ammazzo. All’inizio non era così, la canzone usciva e la cantavano anche in Giappone. Era tutta un’altra cosa, era un fatto anche economico, globale quello delle canzoni che andavano a Sanremo perché erano state scelte da un editore. Avevano dei filtri già talmente importanti che la canzone di m***a non arrivava a Sanremo, invece adesso ci arrivano soprattutto quelle di m***a». Così Gino Paoli
«Sanremo non significa niente e non a caso ho partecipato con Gianna che non significa niente». È il 1978 e Rino Gaetano esordisce al Festival di Sanremo con Gianna. Rino Gaetano: «Qualcosa da dire sul festival, Gaetano?». «Certo. Io penso che Luigi Tenco dieci anni fa sia morto di noia».
Niccolò Fabi critica Sanremo: «Un soffritto per accontentare tutti. Più televisivo che altro. Mi sembra veramente come se avessero deciso: ‘prendiamo un po’ di aglio, una cipolla, olio…‘. Un po’ di tutto per fare qualcosa che in qualche modo sia rappresentativa di tutti i vari target di ascolto televotanti».
A tutti i “denigratori” del Festival di Sanremo , una speranza che Alberto Angela ha lanciato dal teatro Ariston: «Bisogna credere nel futuro, non abbiate timore».
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