Sapri, dopo le parole di De Luca pronta una “rivolta” per salvare il punto nascite
| di Luigi Martino
Il futuro del punto nascita di Sapri appare sempre più incerto. A confermare le difficoltà della situazione è stato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, durante una recente visita a Vallo della Lucania. Il governatore ha ribadito che la decisione finale spetta al Ministero della Salute, lasciando intendere che le possibilità di mantenere operativo il reparto siano ormai ridotte al minimo.
“La questione del punto nascita di Sapri è reale e non possiamo nasconderla. I prossimi giorni saranno determinanti,” ha dichiarato De Luca. “Il 12 aprile è previsto un incontro con il comitato tecnico per discutere del piano di rientro, ma la situazione resta complessa. Il Ministero ci ha inviato diverse comunicazioni che impongono la chiusura di tre punti nascita, tra cui quello di Sapri. Abbiamo resistito per tre anni, ma l’ultimo avviso è stato categorico: se non chiudiamo, i fondi verranno bloccati. Abbiamo tentato di integrare Sapri con l’ospedale di Vallo della Lucania, ma la soluzione non si è rivelata praticabile. Abbiamo informato tempestivamente i sindaci per evitare polemiche basate su dati errati. L’interlocutore in questa vicenda non è la Regione, ma il Ministero”.
Le parole del governatore lasciano pochi dubbi: la chiusura del punto nascita sembra ormai una decisione presa a livello centrale. Tuttavia, De Luca ha lasciato uno spiraglio per la struttura di Polla, per la quale non ha parlato espressamente di dismissione, alimentando qualche speranza nel Vallo di Diano.
Nel frattempo, il comitato per la difesa del punto nascita di Sapri non resta a guardare. Nella serata di ieri, presso la sede di Golfotrek, si è svolta una riunione promossa dall’associazione Comunità Mediterranee, durante la quale sono state discusse iniziative di protesta e sensibilizzazione che verranno attuate nei prossimi giorni. Anche il mondo sindacale si mobilita: “La chiusura del punto nascita di Sapri rappresenta un duro colpo per il territorio e le famiglie. Non possiamo attribuire ogni responsabilità al Ministero, ma dobbiamo analizzare anche le politiche regionali che hanno condotto a questa situazione”, ha affermato Biagio Tomasco, segretario Nursind Salerno.
Il principale timore riguarda le donne in gravidanza del Golfo di Policastro, che potrebbero essere costrette a recarsi in ospedali più lontani, con evidenti disagi e rischi in caso di emergenza. Resta da capire se il 12 aprile il comitato tecnico ministeriale confermerà definitivamente la chiusura o se emergerà la possibilità di una deroga. Il comitato territoriale è pronto a far sentire la propria voce, mentre i sindaci e le associazioni locali attendono di conoscere eventuali margini di trattativa per salvare un servizio fondamentale per il Golfo di Policastro.
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